Wondwosen Bizzocchi su World Athletics 

PERCORSO ATLETICO

Attualmente sono un ottocentista, sia per storico sportivo che per struttura fisiologica. Come contorno necessario o allenante, ho gareggiato su distanze che vanno dai 400 e 1500 metri fino ai 10 km su strada o nelle corse campestri. Ho partecipato a numerose competizioni di livello nazionale, dai Campionati Italiani individuali a quelli di squadra, incluse le staffette 4x400, militando prevalentemente nella società SEF Virtus Emilsider Bologna.

Quando ho iniziato a correre, non immaginavo sarei diventato un allenatore, né di avere una buona predisposizione per questo ruolo. La mia più grande fortuna come tecnico è stata quella di trasformare la mia esperienza sul campo in una fonte costante di studio e ricerca. Ho sempre avvertito il bisogno di conoscere con assoluta consapevolezza gli effetti dell'allenamento su me stesso, prima ancora che sugli altri.

Inizialmente ho intrapreso la strada dell'allenamento individuale per mettermi alla prova, vedendo realizzarsi con tempi adeguati gli obiettivi prefissati con gli atleti. Successivamente, l'esperienza nel settore giovanile mi ha aiutato a rimodulare quell'intransigenza tecnica che applicavo rigidamente su me stesso. Con esperienza ho capito che dal punto di vista motorio, un adulto sedentario mostra le medesime necessità di cura di un bambino. Ma soprattutto ho compreso che l'intento psicologico determina la reale qualità dell'apprendimento tecnico. Questo aspetto mi affascina profondamente e rende il ruolo dell'allenatore un'attività complessa, stimolante e di grande responsabilità.

PERCORSO TECNICO

Ad oggi seguo atleti individualmente, alleno il settore giovanile della categoria Esordienti (dai 6 ai 12 anni) e il settore del mezzofondo veloce (dalla categoria Allievi fino a quella Assoluta, dai 15 anni in su) presso l'Atletica Endas Cesena — il campo da cui sono partito sia come atleta che come tecnico/istruttore.

FILOSOFIA DI ALLENAMENTO

Le attività che ho praticato durante l'infanzia e l'adolescenza mi hanno lasciato un bagaglio di esperienze complesso e profondo, che oggi mi arricchisce come tecnico FIDAL . Da bambino fino all'età di 19 anni ho giocato a calcio. All'età di 14 anni mi sono appassionato alla cultura hip-hop, studiandola e praticandola per circa dieci anni. Un altro elemento fondamentale è stata la musica: ho studiato per tre anni, partendo per imparare a suonare il basso per poi finire a suonare la tromba.

Queste esperienze mi hanno trasmesso un'elasticità mentale e fisica che mi ha permesso di integrarmi velocemente nell'atletica leggera, iniziata a 20 anni. A 23 anni ho scelto di dedicarmi interamente a questa disciplina, che mi offriva gli stimoli giusti per completarmi sia fisicamente che mentalmente.

Come allenatore, la mia capacità di analizzare un movimento è una sensibilità che deriva proprio dagli anni di danza: in fondo, la danza è un insieme di gesti motori coordinati nel giusto ordine a suon di musica. Un istruttore deve saper guardare il gesto tecnico da più prospettive per comprenderne la reale funzionalità e il contesto. Qualsiasi evidenza esposta dalla letteratura scientifica va sempre calata nella realtà sul campo; senza la pratica, è difficile valutare l'efficacia di una teoria sul singolo soggetto.

Allenare dal mio punto di vista non significa solo condizionamento anatomico o applicazione di un gesto tecnico, ma significa creare il presupposto mentale per poterlo fare: non si può dipingere un quadro senza prima aver preparato la tela. Nel mio metodo si riflette molto del mio approccio mentale nell'affrontare le circostanze, applicando l'insegnamento in modo oggettivo e concreto, con la consapevolezza che ognuno di noi possiede una propria specificità fisiologica e psicologica.

[INSERIRE FOTO 3: Tu sul campo mentre spieghi un esercizio o analizzi un movimento con i tuoi atleti]